Orario di Apertura

Dal lunedì al giovedì su appuntamento

Per accedere all’Archivio si deve richiedere un’autorizzazione scritta via lettera o via e-mail all'indirizzo

renatomaestro@libero.it

precisando la natura della ricerca che si intende svolgere.

Links

Statistics

Statistics were reset on 16th February 2012, until that moment we had 6206 visits.

Date from: Date to:
loader
Total visitors:803
Visitors a day:9
Le immagini che si rincorrono nella memoria di Sara (Fiore, come i lettori avranno modo di capire) ci raccontano di intrecci umani profondi, da cui non si può sfuggire se vogliamo avere anche solo la speranza di poter comprendere il nostro presente. Non si faccia illusioni chi crede di trovare certezze, o sicurezza, in una stabile situazione economica, in una buona relazione di affetti, oppure ancora in una ipotetica lunga tradizione di stanzialità. A Padova si arriva, in Padova si vive, da Padova si parte, come accade per ogni altro luogo di questa Terra. E la storia che ci racconta Sara è una di quelle che maggiormente ci aiutano a conoscere questa precarietà. Che tuttavia non significa sguardo scoraggiato e pessimistico sulla vita. Quello che emerge dal lungo percorso che accompagna le migrazioni della famiglia Gesess, dalla lontana Grodno in Bielorussia attraverso Odessa, Trieste e poi Padova, è in realtà una vita vissuta all’insegna della fiducia e del successo. Certo, in mezzo a mille difficoltà, fughe, rivoluzioni, ma l’universo degli affetti è stabile, la fiducia nel futuro è tangibile.

In mezzo a tutto questo si colloca, pesante come un macigno, Auschwitz. Un destino che pare quasi ineluttabile, a cui nessuno vuole credere fino all’ultimo ma che accade perché nella vita comune ci sono uomini e donne che non fanno nulla, ma proprio nulla perché non accada. Non sono necessari, come recita un libro di grande successo, i volonterosi carnefici di Hitler; sono sufficienti i nomi di chi firma in calce i documenti che hanno condotto allo sterminio di una famiglia. Si tratta di un valore aggiunto di questo bel libro, che non si colloca solo nel filone delle testimonianze postume, di chi vuole – per necessità interiore o per debito di amore verso chi non c’è più – lasciare una traccia scritta di vicende ormai remote. Questo libro è anche frutto di una meticolosa, appassionata e matura ricostruzione storica, che offre al lettore interessanti e curiosi documenti russi, belle foto familiari, ma anche la crudezza di atti ufficiali che accompagnano due ebrei russi e la loro bambina di sette anni verso le camere a gas. Chi ha firmato quegli atti, chi ha messo il timbro a decreti di revoca della cittadinanza come a freddi inventari di oggetti di casa confiscati, così come chi ha favorito – invece che ostacolare – il lavoro degli aguzzini nazisti e fascisti, ha di certo un nome e cognome, che forse meriterebbe di essere ricordato al pari di quei (per fortuna molti) Giusti delle Nazioni che onoriamo a Gerusalemme come a Padova.

Eppure – paradossalmente e nonostante Auschwitz – quella che ci racconta Sara è una storia “bella”. In qualche modo è un po’ la nostra storia, fatta di scatole segrete in cui la mamma conserva antichi ricordi, sentimenti forti (la nostalgia di Trieste, che solo chi ha origini triestine può veramente capire), sapori della cucina ashkenazita, profumo “di mamma e di Arpège”. Insomma una storia normale, fatta di bei ricordi e di rimpianti. Una storia troncata dalla Storia, che ci aiuta a riflettere e che ci fa piacere leggere.

Sara Parenzo, Il posto delle capre, Cierre, Sommacampagna (Vr) 2012

Viene ricordata la figura di Adolfo Ottolenghi, rabbino capo della Comunità di Venezia fino alla deportazione nell’Agosto 1944, con la pubblicazione di suoi scritti, fino ad ora dimenticati. Sono la serie completa delle sue relazioni di inizio o fine anno scolastico, che raccontano più di vent’anni di vicissitudini, speranze, soddisfazioni, e soventi disillusioni, legate al funzionamento della scuola elementare e media che così fortemente aveva volute per la sua Comunità. Queste pagine, scritte in uno stile sempre aulico e nobile, via via più asciutto e drammatico con l’avvicinarsi della tragedia finale, sono un quadro importante per le riflessioni che contengono sull’importanza di una vera educazione ebraica, sulla politica scolastica del Regno e sulla riforma Gentile, ma anche per il ricordo di persone della Comunità che in quegli anni si sono distinte. Questa raccolta delle “relazioni scolastiche” è stata  regolarmente scritta ogni anno, dal 1916 al 1942, nel primo giorno della scuola di Talmud Thorà, ed offerta direttamente ai suoi studenti e allievi, insieme al riepilogo degli avvenimenti interni alla Comunità dell’anno in corso. Adolfo Ottolenghi in queste “relazioni” ci offre la sua diretta testimonianza e la sua voce, di fronte ai problemi che assillano la prima metà del ‘900, dalla prima alla seconda guerra mondiale. Fin dai primi anni ’20, il rabbino Ottolenghi reclamava la necessità di dover “imparare a essere ebrei” per non essere travolti dalla violenza e dai soprusi delle guerre: e questo fu il motivo ricorrente della lotta da lui intrapresa per creare “una scuola ebraica” che non fosse soltanto una scuola di catechismo ma una scuola culturale e spirituale, unica possibile difesa di sopravvivenza. Ecco l’importanza da lui attribuita alla Scuola, la quale soltanto è in grado di darci la dignità della propria identità e libertà di fronte alla violenza dei tempi, così come sempre è avvenuto. E’questa sua “voce”, diretta alla sua Comunità di Venezia in particolare che, a distanza di 68 anni dalla tragica fine ad Auschwitz, si vuole far rivivere: perché è degno di essere ricordato.

Adolfo Ottolenghi,  La scuola ebraica di Venezia attraverso la voce del suo Rabbino (1912-1944), Filippi Editore, Venezia 2012

I disegni e le scritture dei bambini sono tracce d'infanzia delicate e preziose, da indagare con infinito rispetto e grande cautela: contengono relazioni e rimozioni, ferite e rinascite, desideri e paure. I bambini e le bambine che nel dopoguerra frequentano la Scuola ebraica di Venezia sono giovanissime vite che portano il peso di esperienze drammatiche: le persecuzioni razziali, il vivere nascosti e braccati, la guerra e, dopo la fine del conflitto, il peso della pace conquistata, con la conta dei sopravvissuti, le assenze, le attese e i silenzi. Gli interrogativi ai quali gli adulti non sanno dare risposta pesano sui bambini salvati: "Perché hanno fatto questo a noi ebrei?". La scuola può diventare luogo di libertà, di accoglienza, di ascolto se non di risposta, di ricostruzione dell'identità, grazie al lavoro di maestre che rinnovano l'insegnamento con passione e perizia, offrendo ai loro alunni e alunne strumenti e stimoli per esprimere il mondo interiore, esplorare l'immaginario, osservare il reale e proiettarsi nel futuro. Fotografie, testi, caricature, ritratti e autoritratti, giornalini fitti di scritture e illustrazioni, parlano dei soggetti e raccontano un'intensa vita scolastica fatta di quotidiana fatica e fughe nei sogni, di elaborazione di ricordi drammatici e di paure riaffioranti, di utopie collettive e desiderio di una normalità da conquistare, con la collaborazione di tutti.

Laura Voghera Luzzatto, Maria Teresa Sega (a cura di), Ritorno a scuola. L'educazione dei bambini e dei ragazzi ebrei a Venezia tra leggi razziali e dopoguerra, Nuovadimensione, Portogruaro 2012, 223 p., € 18,00

Il saggio offre la storia documentata dei piccoli insediamenti ebraici del Veneto orientale, dal tardo Trecento al Novecento, dispersi nella parte orientale delle odierne Province di Belluno, Treviso e Venezia. Per prime sono studiate le due comunità maggiori, cioè quella di Conegliano e di Ceneda di Vittorio Veneto e poi i nuclei di banchieri, artigiani o mercanti sparsi in tutto il territorio. Si tratta degli attuali comuni di Belluno , che nel 1386 ebbe il primo banco di prestito ebraico in questa zona e la cui condotta risulta sinora la più antica ancora conservata nel Veneto, poi di Cison di Valmarino, Cordignano, Lentiai, Meduna, Motta di Livenza, Oderzo, Portobuffolè, Portogruaro, S. Lucia di Piave, S. Polo di Piave, Serravalle  di Vittorio Veneto, Susegana, e infine anche Caneva e Sacile in Friuli.

Si viene così a colmare un vuoto bibliografico, alcuni di questi insediamenti erano infatti già stai oggetto di brevi monografie specialistiche, ma di altri si trovavano solo casuali tracce nella pubblicistica e la metà erano totalmente ignoti, non si sapeva neppure che fossero mai esistiti.

Di questi insediamenti ebraici vengono studiati i rapporti con le autorità locali e la maggioranza cristiana, le attività economiche e infine la loro vita, privata e sociale, con le strutture comunitarie e i complessi legami, famigliari e di lavoro, che li unirono ai confratelli dispersi nel Veneto, in Friuli ed in Istria, terre che per secoli furono sotto il dominio della Serenissima. In sei secoli di presenza in questa zona però le loro attività li portarono a unirsi o entrare in contatto anche con gli ebrei dell’Emilia, della Lombardia, del Trentino, e di altri territori dell’Impero degli Asburgo.

Chiamati come prestatori in luogo degli esosi toscani, cessato l’iniziale periodo del prestito, alla loro intraprendenza come imprenditori si devono qui, altre alle usuali attività mercantili, anche la conceria e l’introduzione della nuova industria serica della fine del Cinquecento e lo sviluppo di quella cartaria dall’inizio del Seicento.

Dal veneto orientale provengono personaggi importanti come il medico, disegnatore e letterario Abramo Gioele Coneian e come Emanuele Coneian , più noto come Lorenzo Da Ponte, celebre letterato e librettista di Mozart, nell’Ottocento intraprendenti impresari di come Angelo Fuchs, che fu promotore della fortuna turistica della Riviera del Garda, e Benedetto Gentili, la cui industria serica era famosa in Italia, Francia e Svizzera , poi nel Novecento alcuni eminenti professori universitari di chiara fama. Per finire era di Conegliano Laudadio Grassini, il padre di Margherita sposata Sarfatti.

Giovanni Tomasi, Silvia Tomasi, Ebrei nel Veneto Orientale. Conegliano, Ceneda e insediamenti minori, Giuntina, Firenze 2012, pp.288, € 20

 

La storia degli ebrei e dei loro rapporti con i cristiani costituisce un capitolo centrale della storia piú ampia della difficile convivenza di religioni e culture diverse. In Italia la scarsa comunicazione tra storia degli ebrei e storia generale ha fatto sí che essi siano diventati «invisibili» sul piano storico. Si trascurano cosí le indicazioni che l'analisi delle istituzioni, delle norme e dei comportamenti che li riguardavano offre per la ricostruzione storica complessiva della società europea. Questo volume esamina, per l'età moderna, caratteri dell'intreccio delle relazioni tra il mondo ebraico e quello cristiano, senza ignorare i conflitti e le paure ma inserendo anch'essi nell'ottica dell'interrelazione costante. È posto cosí in discussione il paradigma interpretativo consueto, sostanzialmente falsificatorio, della separatezza e dell'incomunicabilità. La definizione dell'eresia e degli eretici, la caccia ai libri proibiti, le condanne della stregoneria e anche dei vietatissimi rapporti affettivi e sessuali tra ebrei e cristiani, il lessico del pregiudizio e della discriminazione, il discorso dei diritti e della cittadinanza, sono le questioni affrontate nel volume che delineano un quadro storico nuovo, tale da incidere sulle interpretazioni consuete di ciascuno di tali fenomeni. Ne nasce una storia unica, non piú divisa, fatta di gruppi e di individui che parlano tra di loro e operano spesso insieme.

Perché gli ebrei erano considerati eretici da sottoporre all'Inquisizione? Come nasce l'immagine dell'ebreo stregone? Perché i rapporti sessuali e ogni altra relazione tra ebrei e cristiani erano proibiti? Nel corso della storia gli ebrei, in quanto minacciosamente «diversi», hanno indotto angosce e paure e perciò erano considerati pericolosi dai cristiani, che hanno inventato diversi strumenti per identificarli, distinguerli, isolarli o espellerli. Ma in età moderna, tra XVI e XVIII secolo, la società era meno chiusa di quanto siamo soliti pensare. La storia degli ebrei e dei cristiani è fatta di rapporti, di interazioni, di scambi istituzionali, sociali e culturali che, per quanto denunciati come pericolosi dai poteri religiosi e secolari e dunque vietati, erano diffusi e quotidiani. La lettura dei libri ebraici proibiti, la complicità di ebrei e cristiani nelle pratiche di magia e stregoneria, le credenze superstiziose condivise, come quelle nei sogni, nei demoni e negli amuleti, lo scandalo delle discussioni sulle rispettive fedi, gli amori proibiti delle coppie miste, le accuse agli ebrei di avvelenare i cristiani e le difese degli avvocati cristiani, l'emergere progressivo del discorso razziale: sono le questioni - e le storie - qui esaminate, da cui risaltano lo scarto tra il prescritto e il vissuto e comportamenti caratterizzati da grande libertà e spregiudicatezza rispetto ai divieti e alle norme.

Marina Caffiero, Legami pericolosi. Ebrei e cristiani tra eresia, libri proibiti e stregoneria, Einaudi, Torino 2012, pp. XVIII-394, € 34