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Biblioteca Archivio Renato Maestro http://renatomaestro.org/it/ Un nuovo sito targato WordPress Thu, 19 May 2016 14:04:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.7 La vita quotidiana nei ghetti http://renatomaestro.org/it/2012/12/la-vita-quotidiana-nei-ghetti/ http://renatomaestro.org/it/2012/12/la-vita-quotidiana-nei-ghetti/#respond Thu, 06 Dec 2012 07:06:05 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/12/la-vita-quotidiana-nei-ghetti/ La pur estesa documentazione storica esistente riesce di rado a far luce su alcuni risvolti fortemente caratterizzanti della vita quotidiana del quartiere ebraico, sugli interessi culturali e religiosi della società, sulla sensibilità particolare di un ambiente chiuso e isolato, con le sue figure tipiche, il suo singolare modo di pensare, le sue superstizioni, la sua […]

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La pur estesa documentazione storica esistente riesce di rado a far luce su alcuni risvolti fortemente caratterizzanti della vita quotidiana del quartiere ebraico, sugli interessi culturali e religiosi della società, sulla sensibilità particolare di un ambiente chiuso e isolato, con le sue figure tipiche, il suo singolare modo di pensare, le sue superstizioni, la sua religiosità: insomma sulla ‘storia minima’, che è pur necessario complemento della ‘grande storia’, fatta di condotte e di espulsioni, di periodi di benevole concessioni alternati a momenti di dure restrizioni. Invece, è proprio attraverso una rivisitazione, anche se cursoria, di alcuni testi letterari e liturgici, opera di rabbini e non, o, su altro versante, dei versi di autori esterni al mondo ebraico e di anonimi verseggiatori estemporanei vissuti all’interno del quartiere de’ giudei, che si può tentare di definire un’immagine del ghetto diversa, ma complementare alla visione storica tradizionale, e tale da integrare, almeno in parte, un panorama comunque complesso, e non sempre completamente definito. La facies colta della poesia ‘profana’, accanto a quella religiosa e liturgica, da un lato, la dimensione quotidiana, riflessa in scenette, squarci comici o versi dialettali e popolari, dall’altro, possono davvero rappresentare un utile corollario alle più impegnative indagini storiche che si sono ampiamente sviluppate negli ultimi tempi. Sono le due direzioni verso le quali aprono lo sguardo i saggi, editi o inediti, raccolti in questo volume, che tratta di prestatori e di robivecchi, spesso oggetto di derisione nel teatro comico, ma anche di rabbini poeti e di letterati, con il solo intento di avviare, attraverso un’analisi per campioni, un nuovo discorso sul ghetto, che non fu soltanto luogo di umiliante segregazione, ma pure di intensa elaborazione culturale e di partecipazione alla vita letteraria della società italiana.
Umberto Fortis, docente di letteratura italiana e di letteratura ebraica italiana. Già direttore della Biblioteca-Archivio “Renato Maestro” della Comunità Ebraica di Venezia e curatore scientifico del nuovo museo ebraico della stessa comunità, oltre a saggi sulla letteratura dell’Ottocento, ha pubblicato, nel campo dell’ “ebraistica”, tra l’altro, Ebrei e sinagoghe (Venezia 1973); Il ghetto sulla laguna (Venezia 1987); La parlata giudeo-veneziana, con P. Zolli (Roma 1979); Il ghetto in scena: teatro giudeo-italiano del Novecento (Roma 1989); Editoria in ebraico a Venezia (Venezia 1991); La “bella ebrea”: Sara Copio Sullam (Torino 2003); La parlata del ghetto di Venezia e le parlate giudeo-italiane (Firenze 2006). Ha curato: Venezia ebraica (Roma 1982); Vita di Jehudà: Leon Modena (Torino 2000); Adolfo Ottolenghi (Venezia 2003); L’antisemitismo antico (Torino 2004) e L’antisemitismo moderno e contemporaneo (Torino 2004). 

Umberto Fortis, La vita quotidiana nel ghetto, Belforte, Livorno 2012, € 20

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Fiume, Trieste, America… Italia http://renatomaestro.org/it/2012/11/fiume-trieste-america-italia/ http://renatomaestro.org/it/2012/11/fiume-trieste-america-italia/#respond Tue, 13 Nov 2012 08:28:01 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/11/fiume-trieste-america-italia/ Questo libro racconta l’intreccio di tre vicende singolari, o meglio l’epopea di tre cugini, e di un popolo. Racconta della Fiume liberale e cosmopolita di oltre 100 anni fa, di due famiglie, della loro vita quotidiana dagli inizi del 1900 fino agli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, e dell’orrore che ha invaso le esistenze […]

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Questo libro racconta l’intreccio di tre vicende singolari, o meglio l’epopea di tre cugini, e di un popolo. Racconta della Fiume liberale e cosmopolita di oltre 100 anni fa, di due famiglie, della loro vita quotidiana dagli inizi del 1900 fino agli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, e dell’orrore che ha invaso le esistenze di tre persone come noi, come tutti noi. Ma non solo: la storia di Lazi, Martino e Ondi, e delle assurde traversie che hanno costretto loro, come molte persone di religione ebraica dopo l’abominio delle leggi razziali del 1938, a fare i conti ogni giorno con l’esilio, la sofferenza e la morte, è anche una lancinante riflessione sul destino individuale. Il destino imposto a tre cugini che avevano l’unico torto di essere di origine ebraica. Ed è accaduto qui, in Italia. 

Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato, Epika, Bologna 2011, € 19

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Ebrei, incorreggibili ottimisti http://renatomaestro.org/it/2012/09/ebrei-incorreggibili-ottimisti/ http://renatomaestro.org/it/2012/09/ebrei-incorreggibili-ottimisti/#respond Fri, 21 Sep 2012 06:12:28 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/09/ebrei-incorreggibili-ottimisti/ Storia di famiglia, romanzo di formazione e ritratto di un’epoca. Fenomeno letterario in Francia, dove ha venduto più di 200mila copie nel 2009, “Il Club degli incorreggibili ottimisti” (Salani, 2010), primo romanzo dell’avvocato 60enne Jean-Michel Guenassia, è ambientato negli anni ‘50, nella Francia che appena uscita in rovina dalla seconda guerra mondiale affronta il conflitto […]

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Storia di famiglia, romanzo di formazione e ritratto di un’epoca. Fenomeno letterario in Francia, dove ha venduto più di 200mila copie nel 2009, “Il Club degli incorreggibili ottimisti” (Salani, 2010), primo romanzo dell’avvocato 60enne Jean-Michel Guenassia, è ambientato negli anni ‘50, nella Francia che appena uscita in rovina dalla seconda guerra mondiale affronta il conflitto algerino.

 

La storia degli “incorreggibili ottimisti” si svolge tutta attorno a un bistrò parigino, il Balto, dove in una fumosa saletta sul retro si riunivano tra interminabili discussioni e partite a scacchi esuli in fuga dai Paesi dell’Est comunista e intellettuali come Sartre e Kessel. E dove il protagonista, la voce narrante Michel, impara a conoscere il mondo e viene iniziato alla vita, in anni tumultuosi. Non solo per la guerra in Algeria, dove andrà a combattere volontario il fratello maggiore del tredicenne protagonista, ma anche perché gli anni ‘50 segnarono l’inizio della società dei consumi e dell’era del benessere, con i primi grandi negozi come quello della turbolenta famiglia di Michel, figlio di un italiano e di una benestante donna francese.

Quello di Guenassia ha il respiro dei grandi romanzi, dove le vicende del protagonista sono il filo rosso che tiene insieme tante storie individuali, per comporre il ritratto appassionante di un’epoca di transizione. Tra i tavolini del Balto non si incrociano solo le vicende di profughi rumeni, ungheresi, russi, intellettuali e professionisti costretti ai mestieri più umili nella nuova patria francese. Da lì passa il respiro della grande storia, con il suo carico di tragedie, dittatura e deportazioni.

I dolori mai dimenticati, gli amori lontani, odi mai sopiti che sfociano in tremende vendette, anche a molti anni e chilometri di distanza. E qui arriva, dopo quasi 400 pagine, il vero protagonista del romanzo: l’esule russo Sasa, impiegato in un laboratorio fotografico e odiato dagli avventori del Balto. Sasa trasmette a Michel la passione per la fotografia e gli insegna splendide poesie che ricorda a memoria e che Michel racconta alla sua ragazza.

 

Sasa è il grande eroe del romanzo: un uomo carico di misteri, la cui redenzione arriverà troppo tardi, in un finale che non lava via le colpe ma lascia spazio al perdono.

Ma “Il Club degli incorreggibili ottimisti” è anche una storia sulla trasmissione della memoria: quella dei volti dei dissidenti, che nei regimi comunisti venivano cancellati dalle foto, o delle poesie proibite, imparate a memoria perché non andassero perdute. Un segno di vita, oltre la censura e la morte, che accomuna tutti gli esuli del Balto, che, incorreggibili ottimisti, ancora sperano di poter cambiare il mondo. Come scrive più volte Guenassia: “Quello che per loro contava nella Terra promessa non era la terra. Era la promessa“.

 

Jean-Michel Guenassia, sessant’anni, avvocato e occasionalmente sceneggiatore televisivo, per dedicarsi completamente a questo romanzo ha abbandonato la professione. Il libro è stato selezionato per il Prix Goncourt, vincitore del Goncourt de Lycéens, finalista al Prix de Libraires e ha ottenuto il primo premio dei lettori, con oltre un milione di voti, della rivista Notre Temps.

 

 

Jean-Michel Guenassia, Il club degli incorreggibili ottimisti,Salani 2010, 18,60 euro, pp. 708

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Undici stelle risplendenti http://renatomaestro.org/it/2012/07/undici-stelle-risplendenti/ http://renatomaestro.org/it/2012/07/undici-stelle-risplendenti/#respond Wed, 25 Jul 2012 10:11:02 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/07/undici-stelle-risplendenti/ Manca solo un mese a Pesach, la Pasqua ebraica, e quest’anno tocca a Vittoria occuparsi della grande cena, il séder. La preparazione meticolosa della tavola, dei pani azzimi, delle erbe amare e dei dolci è una responsabilità, ma se non altro aiuterà Vittoria a distrarsi dal pensiero dell’uomo che, dopo tanti anni di matrimonio felice […]

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Manca solo un mese a Pesach, la Pasqua ebraica, e quest’anno tocca a Vittoria occuparsi della grande cena, il séder. La preparazione meticolosa della tavola, dei pani azzimi, delle erbe amare e dei dolci è una responsabilità, ma se non altro aiuterà Vittoria a distrarsi dal pensiero dell’uomo che, dopo tanti anni di matrimonio felice con Giacomo, le fa battere il cuore. Dalla storia dell’amore perduto e mai dimenticato della novantenne zia Angelina che ha attraversato con coraggio gli anni della guerra e delle persecuzioni razziali – fino agli intrecci non facili delle famiglie che nascono nel millennio della precarietà globale, tre generazioni si confrontano sulle comuni radici ebraiche e sul senso dell’esistenza nel corso di una serata destinata a cambiare la vita di ciascuno dei commensali. Alla grande tavolata, oltre a celebrare la liberazione degli ebrei dalla schiavitù d’Egitto, ciascuno porta infatti con sé la propria storia, i propri pensieri nascosti, i propri desideri… Ci sono Edoardo e Ruth, cattolica convertita all’ebraismo, Daniele e Sofia, preoccupati per la ribelle figlia Micòl, Leone che si è riavvicinato alla propria gente dopo esserne stato a lungo lontano, sino ad arrivare a Beniamino, il figlio di Vittoria, adolescente che mal sopporta i limiti imposti dalla tradizione. Su tutto, su tutti, i retaggi, i comportamenti, le ricette di una cena che da rito antichissimo si tramuta in terreno di incontro, confronto e inevitabile scontro umano.

Anna Vera Sullam, Undici stelle risplendenti, Mondadori, Milano 2012

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L’alba dei libri http://renatomaestro.org/it/2012/06/lalba-dei-libri/ http://renatomaestro.org/it/2012/06/lalba-dei-libri/#respond Tue, 19 Jun 2012 06:25:36 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/06/lalba-dei-libri/ Dov’è stato pubblicato il primo Corano in arabo? Il primo Talmud? Il primo libro in armeno, in greco o in cirillico bosniaco? Dove sono stati venduti il primo tascabile e i primi bestseller? La risposta è sempre e soltanto una:a Venezia. Nella grande metropoli europea – perché all’epoca solo Parigi, Venezia e Napoli superavano i […]

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Dov’è stato pubblicato il primo Corano in arabo?
Il primo Talmud?
Il primo libro in armeno, in greco o in cirillico bosniaco?
Dove sono stati venduti il primo tascabile e i primi bestseller? La risposta è sempre e soltanto una:a Venezia. Nella grande metropoli europea – perché all’epoca solo Parigi, Venezia e Napoli superavano i 150.000 abitanti – hanno visto la luce anche il primo libro di musica stampato con caratteri mobili, il primo trattato di architettura illustrato, il primo libro di giochi con ipertesto a icone, il primo libro pornografico, i primi trattati di cucina, medicina, arte militare, cosmetica e i trattati geografici che hanno permesso al mondo di conoscere le scoperte di spagnoli e portoghesi al di là dell’Atlantico.
Venezia era una multinazionale del libro, con le più grandi tipografie del mondo, in grado di stampare in qualsiasi lingua la metà dei libri pubblicati nell’intera Europa.
Committenti stranieri ordinavano volumi in inglese, tedesco, céco, serbo. Appena pubblicati, venivano diffusi in tutto il mondo.
Aldo Manuzio è il genio che inventa la figura dell’editore moderno. Prima di lui gli stampatori erano solo artigiani attenti al guadagno immediato, che riempivano i testi di errori.
Manuzio si lancia in progetti a lungo termine e li cura con grande attenzione: pubblica tutti i maggiori classici in greco e in latino, ma usa l’italiano per stampare i libri a maggiore diffusione. Inventa un nuovo carattere a stampa, il corsivo. Importa dal greco al volgare la punteggiatura che utilizziamo ancora oggi: la virgola uncinata, il punto e virgola, gli apostrofi e gli accenti. Dalla sua tipografia escono il capolavoro assoluto della storia dell’editoria, il Polìfilo di Francesco Colonna (1499), ma anche il bestseller del Cinquecento, il Cortegiano di Baldassar Castiglione, il libro-culto della nobiltà europea.
Alessandro Marzo Magno racconta la straordinaria avventura imprenditoriale e culturale della prima industria moderna. Perché nei primi magici decenni del Cinquecento a Venezia si inventa quasi tutto ciò che noi conosciamo del libro e dell’editoria. La Serenissima resterà la capitale dei libri finché la Chiesa, che considerava la libertà di stampa un pericolo, non riuscirà a imporre la censura dell’inquisizione. Pietro Aretino, prima star dell’industria culturale e prototipo degli intellettuali italiani, da idolo delle folle diventerà un reietto. E la libertà di stampa cercherà nuovi rifugi nell’Europa del Nord.

Alessandro Marzo Magno, L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo, Garzanti, Milano 2012

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Il posto delle capre http://renatomaestro.org/it/2012/05/il-posto-delle-capre/ http://renatomaestro.org/it/2012/05/il-posto-delle-capre/#respond Wed, 16 May 2012 06:55:06 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/05/il-posto-delle-capre/ Le immagini che si rincorrono nella memoria di Sara (Fiore, come i lettori avranno modo di capire) ci raccontano di intrecci umani profondi, da cui non si può sfuggire se vogliamo avere anche solo la speranza di poter comprendere il nostro presente. Non si faccia illusioni chi crede di trovare certezze, o sicurezza, in una […]

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Le immagini che si rincorrono nella memoria di Sara (Fiore, come i lettori avranno modo di capire) ci raccontano di intrecci umani profondi, da cui non si può sfuggire se vogliamo avere anche solo la speranza di poter comprendere il nostro presente. Non si faccia illusioni chi crede di trovare certezze, o sicurezza, in una stabile situazione economica, in una buona relazione di affetti, oppure ancora in una ipotetica lunga tradizione di stanzialità. A Padova si arriva, in Padova si vive, da Padova si parte, come accade per ogni altro luogo di questa Terra. E la storia che ci racconta Sara è una di quelle che maggiormente ci aiutano a conoscere questa precarietà. Che tuttavia non significa sguardo scoraggiato e pessimistico sulla vita. Quello che emerge dal lungo percorso che accompagna le migrazioni della famiglia Gesess, dalla lontana Grodno in Bielorussia attraverso Odessa, Trieste e poi Padova, è in realtà una vita vissuta all’insegna della fiducia e del successo. Certo, in mezzo a mille difficoltà, fughe, rivoluzioni, ma l’universo degli affetti è stabile, la fiducia nel futuro è tangibile.

In mezzo a tutto questo si colloca, pesante come un macigno, Auschwitz. Un destino che pare quasi ineluttabile, a cui nessuno vuole credere fino all’ultimo ma che accade perché nella vita comune ci sono uomini e donne che non fanno nulla, ma proprio nulla perché non accada. Non sono necessari, come recita un libro di grande successo, i volonterosi carnefici di Hitler; sono sufficienti i nomi di chi firma in calce i documenti che hanno condotto allo sterminio di una famiglia. Si tratta di un valore aggiunto di questo bel libro, che non si colloca solo nel filone delle testimonianze postume, di chi vuole – per necessità interiore o per debito di amore verso chi non c’è più – lasciare una traccia scritta di vicende ormai remote. Questo libro è anche frutto di una meticolosa, appassionata e matura ricostruzione storica, che offre al lettore interessanti e curiosi documenti russi, belle foto familiari, ma anche la crudezza di atti ufficiali che accompagnano due ebrei russi e la loro bambina di sette anni verso le camere a gas. Chi ha firmato quegli atti, chi ha messo il timbro a decreti di revoca della cittadinanza come a freddi inventari di oggetti di casa confiscati, così come chi ha favorito – invece che ostacolare – il lavoro degli aguzzini nazisti e fascisti, ha di certo un nome e cognome, che forse meriterebbe di essere ricordato al pari di quei (per fortuna molti) Giusti delle Nazioni che onoriamo a Gerusalemme come a Padova.

Eppure – paradossalmente e nonostante Auschwitz – quella che ci racconta Sara è una storia “bella”. In qualche modo è un po’ la nostra storia, fatta di scatole segrete in cui la mamma conserva antichi ricordi, sentimenti forti (la nostalgia di Trieste, che solo chi ha origini triestine può veramente capire), sapori della cucina ashkenazita, profumo “di mamma e di Arpège”. Insomma una storia normale, fatta di bei ricordi e di rimpianti. Una storia troncata dalla Storia, che ci aiuta a riflettere e che ci fa piacere leggere.

Sara Parenzo, Il posto delle capre, Cierre, Sommacampagna (Vr) 2012

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Rav Adolfo Ottolenghi z”l e la Scuola ebraica di Venezia http://renatomaestro.org/it/2012/04/rav-adolfo-ottolenghi-zql-e-la-scuola-ebraica-di-venezia/ http://renatomaestro.org/it/2012/04/rav-adolfo-ottolenghi-zql-e-la-scuola-ebraica-di-venezia/#respond Fri, 20 Apr 2012 07:40:12 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/04/rav-adolfo-ottolenghi-zql-e-la-scuola-ebraica-di-venezia/ Viene ricordata la figura di Adolfo Ottolenghi, rabbino capo della Comunità di Venezia fino alla deportazione nell’Agosto 1944, con la pubblicazione di suoi scritti, fino ad ora dimenticati. Sono la serie completa delle sue relazioni di inizio o fine anno scolastico, che raccontano più di vent’anni di vicissitudini, speranze, soddisfazioni, e soventi disillusioni, legate al […]

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Viene ricordata la figura di Adolfo Ottolenghi, rabbino capo della Comunità di Venezia fino alla deportazione nell’Agosto 1944, con la pubblicazione di suoi scritti, fino ad ora dimenticati. Sono la serie completa delle sue relazioni di inizio o fine anno scolastico, che raccontano più di vent’anni di vicissitudini, speranze, soddisfazioni, e soventi disillusioni, legate al funzionamento della scuola elementare e media che così fortemente aveva volute per la sua Comunità. Queste pagine, scritte in uno stile sempre aulico e nobile, via via più asciutto e drammatico con l’avvicinarsi della tragedia finale, sono un quadro importante per le riflessioni che contengono sull’importanza di una vera educazione ebraica, sulla politica scolastica del Regno e sulla riforma Gentile, ma anche per il ricordo di persone della Comunità che in quegli anni si sono distinte. Questa raccolta delle “relazioni scolastiche” è stata  regolarmente scritta ogni anno, dal 1916 al 1942, nel primo giorno della scuola di Talmud Thorà, ed offerta direttamente ai suoi studenti e allievi, insieme al riepilogo degli avvenimenti interni alla Comunità dell’anno in corso. Adolfo Ottolenghi in queste “relazioni” ci offre la sua diretta testimonianza e la sua voce, di fronte ai problemi che assillano la prima metà del ‘900, dalla prima alla seconda guerra mondiale. Fin dai primi anni ’20, il rabbino Ottolenghi reclamava la necessità di dover “imparare a essere ebrei” per non essere travolti dalla violenza e dai soprusi delle guerre: e questo fu il motivo ricorrente della lotta da lui intrapresa per creare “una scuola ebraica” che non fosse soltanto una scuola di catechismo ma una scuola culturale e spirituale, unica possibile difesa di sopravvivenza. Ecco l’importanza da lui attribuita alla Scuola, la quale soltanto è in grado di darci la dignità della propria identità e libertà di fronte alla violenza dei tempi, così come sempre è avvenuto. E’questa sua “voce”, diretta alla sua Comunità di Venezia in particolare che, a distanza di 68 anni dalla tragica fine ad Auschwitz, si vuole far rivivere: perché è degno di essere ricordato.

Adolfo Ottolenghi,  La scuola ebraica di Venezia attraverso la voce del suo Rabbino (1912-1944), Filippi Editore, Venezia 2012

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Borse di studio “Raffaele Cantoni” http://renatomaestro.org/it/2012/04/borse-di-studio-qraffaele-cantoniq/ http://renatomaestro.org/it/2012/04/borse-di-studio-qraffaele-cantoniq/#respond Thu, 12 Apr 2012 06:16:19 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/04/borse-di-studio-qraffaele-cantoniq/ FONDAZIONE PER LA GIOVENTU’ EBRAICA “RAFFAELE CANTONI”UNIONE DELLE COMUNITA` EBRAICHE ITALIANELa Fondazione per la Gioventù Ebraica “Raffaele Cantoni” e l`U.C.E.I hanno deciso di distribuireper l’anno accademico 2012-2013 alcune borse di studio di N.I.S. 4.000 ognuna a studentiprovenienti dall’Italia.Tali borse di studio verranno conferite a giudizio insindacabile del Comitato Direttivo dellaFondazione in Israele e dell’ U.CE.I […]

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FONDAZIONE PER LA GIOVENTU’ EBRAICA “RAFFAELE CANTONI”
UNIONE DELLE COMUNITA` EBRAICHE ITALIANE
La Fondazione per la Gioventù Ebraica “Raffaele Cantoni” e l`U.C.E.I hanno deciso di distribuire
per l’anno accademico 2012-2013 alcune borse di studio di N.I.S. 4.000 ognuna a studenti
provenienti dall’Italia.
Tali borse di studio verranno conferite a giudizio insindacabile del Comitato Direttivo della
Fondazione in Israele e dell’ U.CE.I e verranno consegnate a Gerusalemme.
Le borse di studio si divideranno in due categorie. Possono concorrere a tali borse:
1) Studenti in possesso di Diploma di Maturità che intendano iscriversi ad una delle Università,
scuole Talmudiche o altri Istituti di Studio superiore in Israele.
Giovani già laureati che si iscrivano ad uno degli Istituti di cui sopra per
perfezionamento o ricerche.
2) Studenti italiani che intendano trascorrere un periodo di studio di almeno 2 mesi in Israele a
fini di formazione linguistica, professionale, culturale o di hadrahà.
Sarà data priorità a coloro che intendano perseguire un percorso di formazione per l’attività,
anche temporanea, di madrich da svolgersi, al ritorno in Italia, presso le strutture educative
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. In tal caso, il DEC (Dipartimento Educazione e
Cultura dell’UCEI) provvederà ai contatti e all’inserimento del candidato nelle istituzioni di
formazione in Israele.
I moduli per le domande per l’anno accademico 2012 – 2013 potranno essere richiesti via
e-mail al seguente indirizzo: f.r.cantoni@gmail.com e dovranno essere inviati alla Fondazione
per la Gioventù Ebraica “Raffale Cantoni” – P.O.Box 4672 – Gerusalemme 91046 con copia all`
U.C.E.I , Dipartimento educazione e cultura, Lungotevere Sanzio 9, 00153 Roma.
Le domande dovranno pervenire entro e non oltre il 15 ottobre 2012. Le richieste dovranno
contenere:
1) Nome, cognome , data e luogo di nascita.
2) Indirizzi esatti in Italia e in Israele.
3) Titoli di studio (già ottenuti o da ottenere prima della partenza per Israele) e
fotocopia degli ultimi esami sostenuti.
4) Università od Istituto al quale lo studente si e’ iscritto o intende iscriversi in Israele (allegare
copia del documento di accettazione)
5) Materia di studio.
6) Soggetto della ricerca a cui il candidato già laureato intende dedicarsi in Israele
7) Stato di famiglia (celibe, nubile, coniugato, figli, ecc.)
Le domande non debitamente compilate ed incomplete non verranno prese in considerazione.
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P.O.Box 4672 – Gerusalemme 91046

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Ebrei nelle prealpi Venete: Conegliano, Ceneda e altri insediamenti. http://renatomaestro.org/it/2012/04/ebrei-nelle-prealpi-venete-conegliano-ceneda-e-altri-insediamenti/ http://renatomaestro.org/it/2012/04/ebrei-nelle-prealpi-venete-conegliano-ceneda-e-altri-insediamenti/#respond Wed, 11 Apr 2012 06:54:40 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/04/ebrei-nelle-prealpi-venete-conegliano-ceneda-e-altri-insediamenti/ Il saggio offre la storia documentata dei piccoli insediamenti ebraici del Veneto orientale, dal tardo Trecento al Novecento, dispersi nella parte orientale delle odierne Province di Belluno, Treviso e Venezia. Per prime sono studiate le due comunità maggiori, cioè quella di Conegliano e di Ceneda di Vittorio Veneto e poi i nuclei di banchieri, artigiani […]

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Il saggio offre la storia documentata dei piccoli insediamenti ebraici del Veneto orientale, dal tardo Trecento al Novecento, dispersi nella parte orientale delle odierne Province di Belluno, Treviso e Venezia. Per prime sono studiate le due comunità maggiori, cioè quella di Conegliano e di Ceneda di Vittorio Veneto e poi i nuclei di banchieri, artigiani o mercanti sparsi in tutto il territorio. Si tratta degli attuali comuni di Belluno , che nel 1386 ebbe il primo banco di prestito ebraico in questa zona e la cui condotta risulta sinora la più antica ancora conservata nel Veneto, poi di Cison di Valmarino, Cordignano, Lentiai, Meduna, Motta di Livenza, Oderzo, Portobuffolè, Portogruaro, S. Lucia di Piave, S. Polo di Piave, Serravalle  di Vittorio Veneto, Susegana, e infine anche Caneva e Sacile in Friuli.

Si viene così a colmare un vuoto bibliografico, alcuni di questi insediamenti erano infatti già stai oggetto di brevi monografie specialistiche, ma di altri si trovavano solo casuali tracce nella pubblicistica e la metà erano totalmente ignoti, non si sapeva neppure che fossero mai esistiti.

Di questi insediamenti ebraici vengono studiati i rapporti con le autorità locali e la maggioranza cristiana, le attività economiche e infine la loro vita, privata e sociale, con le strutture comunitarie e i complessi legami, famigliari e di lavoro, che li unirono ai confratelli dispersi nel Veneto, in Friuli ed in Istria, terre che per secoli furono sotto il dominio della Serenissima. In sei secoli di presenza in questa zona però le loro attività li portarono a unirsi o entrare in contatto anche con gli ebrei dell’Emilia, della Lombardia, del Trentino, e di altri territori dell’Impero degli Asburgo.

Chiamati come prestatori in luogo degli esosi toscani, cessato l’iniziale periodo del prestito, alla loro intraprendenza come imprenditori si devono qui, altre alle usuali attività mercantili, anche la conceria e l’introduzione della nuova industria serica della fine del Cinquecento e lo sviluppo di quella cartaria dall’inizio del Seicento.

Dal veneto orientale provengono personaggi importanti come il medico, disegnatore e letterario Abramo Gioele Coneian e come Emanuele Coneian , più noto come Lorenzo Da Ponte, celebre letterato e librettista di Mozart, nell’Ottocento intraprendenti impresari di come Angelo Fuchs, che fu promotore della fortuna turistica della Riviera del Garda, e Benedetto Gentili, la cui industria serica era famosa in Italia, Francia e Svizzera , poi nel Novecento alcuni eminenti professori universitari di chiara fama. Per finire era di Conegliano Laudadio Grassini, il padre di Margherita sposata Sarfatti.

Giovanni Tomasi, Silvia Tomasi, Ebrei nel Veneto Orientale. Conegliano, Ceneda e insediamenti minori, Giuntina, Firenze 2012, pp.288, € 20

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La scuola ebraica a Venezia dopo la guerra http://renatomaestro.org/it/2012/03/la-scuola-ebraica-a-venezia-dopo-la-guerra/ http://renatomaestro.org/it/2012/03/la-scuola-ebraica-a-venezia-dopo-la-guerra/#respond Wed, 14 Mar 2012 11:26:17 +0000 http://jvenice.org/maestro/it/2012/03/la-scuola-ebraica-a-venezia-dopo-la-guerra/ I disegni e le scritture dei bambini sono tracce d’infanzia delicate e preziose, da indagare con infinito rispetto e grande cautela: contengono relazioni e rimozioni, ferite e rinascite, desideri e paure. I bambini e le bambine che nel dopoguerra frequentano la Scuola ebraica di Venezia sono giovanissime vite che portano il peso di esperienze drammatiche: […]

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I disegni e le scritture dei bambini sono tracce d’infanzia delicate e preziose, da indagare con infinito rispetto e grande cautela: contengono relazioni e rimozioni, ferite e rinascite, desideri e paure. I bambini e le bambine che nel dopoguerra frequentano la Scuola ebraica di Venezia sono giovanissime vite che portano il peso di esperienze drammatiche: le persecuzioni razziali, il vivere nascosti e braccati, la guerra e, dopo la fine del conflitto, il peso della pace conquistata, con la conta dei sopravvissuti, le assenze, le attese e i silenzi. Gli interrogativi ai quali gli adulti non sanno dare risposta pesano sui bambini salvati: “Perché hanno fatto questo a noi ebrei?”. La scuola può diventare luogo di libertà, di accoglienza, di ascolto se non di risposta, di ricostruzione dell’identità, grazie al lavoro di maestre che rinnovano l’insegnamento con passione e perizia, offrendo ai loro alunni e alunne strumenti e stimoli per esprimere il mondo interiore, esplorare l’immaginario, osservare il reale e proiettarsi nel futuro. Fotografie, testi, caricature, ritratti e autoritratti, giornalini fitti di scritture e illustrazioni, parlano dei soggetti e raccontano un’intensa vita scolastica fatta di quotidiana fatica e fughe nei sogni, di elaborazione di ricordi drammatici e di paure riaffioranti, di utopie collettive e desiderio di una normalità da conquistare, con la collaborazione di tutti.

Laura Voghera Luzzatto, Maria Teresa Sega (a cura di), Ritorno a scuola. L’educazione dei bambini e dei ragazzi ebrei a Venezia tra leggi razziali e dopoguerra, Nuovadimensione, Portogruaro 2012, 223 p., € 18,00

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